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H1N1: gli affari d'oro dei soliti noti.

 


H1N1: Cento di questi virus! 

giovedì 28 gennaio 2010 
di Maurizio De Santis




Quando la dott.ssa Anne Schuchat (controllo e prevenzione delle malattie degli USA), spiegò come il virus H1N1 fosse una sintesi di quattro virus diversi, il timore di una nuova “influenza spagnola” attanagliò gli spiriti di ogni dove.
I governi, colti dal panico, inscenarono un colossale, disordinato, “acciaccapesta” negli atri delle maggiori case farmaceutiche mondiali.
Un miracoloso metodo permise, alle grandi sorelle del farmaco, di sviluppare in tempo record (tre mesi) i vaccini contro il temibile virus H1N1.
Voci, “non allineate”, reciterebbero che questa “mission impossibile” sia stata resa possibile dal provvidenziale sviluppo di un ceppo principale, detto “A/California/07/2009”, isolato nell'aprile 2009 in Messico.
Le stesse voci che, senza mezzi termini, oggi denunciano come le autorità sanitarie occidentali sapessero bene come si fosse certi della diffusività della pandemia, ma non della sua letalità.
Le polemiche che divampano nello Stivale, sull’opinabilità del contratto sottoscritto dal ministero della sanità con i fornitori di vaccini, non sono affatto un’esclusiva nazionale.
La Francia (65 milioni di abitanti), per esempio, è arrivata ad ordinare qualcosa come 94 milioni di dosi. Una commessa, per circa 869 milioni di euro, fatta a quattro diversi laboratori: Glaxo-Smith-Kline, Novartis, Sanofi-Pasteur e Baxter. Forti dell'avallo dell'agenzia europea delle medicine (EMEA).
Però, dall'inizio della campagna preventiva, lanciata il 21 ottobre, solo 5 milioni di francesi si sono vaccinati.
Oggi, dopo il flop, Parigi ha iniziato a rivolgersi verso l'estero per smaltire i suoi stock. Fra i primi acquirenti, manco a dirlo, gli immancabili amici arabi. Così, il Qatar ha già acquistato 300.000 dosi mentre, di converso, l'Egitto ne ha prenotate 2 milioni.
Ma l’eccedenza, come capirete, resta ingente.
E che dire del Canada? Alle prese con un’eccedenza di 9 milioni di dosi ed un contratto con la Glaxo-Smith-Kline per 33 milioni di dosi.
O del Belgio, dove il ministro degli affari sociali e della sanità pubblica, Laurette Onkelinx, ha potuto raggiungere un accordo con la ditta Glaxo-Smith-Kline (e tre!), per una revisione al ribasso della commessa del vaccino Pandemrix (originarie 12,6 milioni di dosi).
E mentre la Germania prova a disfarsi delle sue eccedenze vendendo a Kiev il 5%, delle 50 milioni di dosi prenotate, l’Olanda, per non essere da meno, tenta di piazzare 19 delle 34 milioni di dosi (per 16 milioni di abitanti!), incautamente commissionate.
Al confronto con queste cifre, l’Italia appare la più prudente, con solo 24 milioni di dosi, acquistate dalla Novartis. Ma ultima in profilassi: 800 mila vaccinati, ossia il 3% delle dosi acquistate.
Costo: 184 milioni di euro.
E, beninteso, tutto “a norma di legge”.
Chi non pensa a male è uomo bennato e ricco di fede.
Marc Gentilini, specialista di immunologia ed ex presidente della Croce rossa francese, non fa sconti. Per lui questo pasticcio era prevedibile.
Avrebbe concordato, con lui, il suo connazionale. Il caustico Nicolas De Chamfort“A certe cose è più facile dare veste legale che legittima”.

Pubblicato il 28/1/2010 alle 21.15 nella rubrica Politikitch.

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